Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Canossa (RE), candidatura al Marchio del Patrimonio Europeo

 

1 La Rocca di Canossa vista dall'alto


Nel gennaio del 2014, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna, in collaborazione con la Provincia di Reggio Emilia e con il contributo dell’architetto Walter Baricchi che ha curato lo sviluppo della proposta, ha candidato il Castello di Canossa e il circuito dei Castelli Matildici al “Marchio del Patrimonio Europeo”, riconoscimento attribuito a siti che rivestono un ruolo di particolare rilevanza nella costruzione dei valori storici e culturali comuni ai Paesi dell’Unione Europea.

Canossa deve la sua fama al proverbiale episodio che vide, nell’inverno del 1077, l'imperatore Enrico IV attendere per tre giorni e tre notti nella neve che papa Gregorio VII lo ricevesse e gli concedesse la revoca della scomunica, grazie alla mediazione di Matilde di Canossa. Nata a Mantova nel 1046 in una famiglia di stirpe longobarda, Matilde - la “Grancontessa” della memoria popolare - fu strenua sostenitrice della politica papale che si opponeva a quella dell’Imperatore. In un periodo in cui alle donne era concesso un ridottissimo raggio d’azione, seppe imporsi quale protagonista di prim’ordine sulla scena politica: nel 1076, alla morte della madre Beatrice, entrò in possesso di un vastissimo territorio comprendente Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, e nel 1111 fu incoronata regina d’Italia dall’imperatore Enrico V. Passata alla storia quale eroina della Chiesa, è una delle sole tre donne deposte nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dove riposa dal 1645 in un grandioso monumento realizzato da Bernini.
Come fulcro dei suoi vasti possedimenti, Matilde scelse il castello di Canossa, i cui resti si innalzano su di un'aspra rupe in arenaria, tra il torrente Crostolo ed il fiume Enza; la sommità dell’altura offre una straordinaria vista che spazia sulle valli sottostanti, con i calanchi e le vicine rocche di Rossena e Rossenella, e si perde all’orizzonte sulle remote vette delle Alpi.

Nel 1878 il Castello è stato acquisito dallo Stato e dichiarato Monumento Nazionale (www.castellodicanossa.it); nel 1877 l'insigne archeologo e paletnologo Gaetano Chierici aveva avviato le prime indagini archeologiche nell’area, poi proseguite da Naborre Campanini, cui è intitolato il Museo; la ricerca archeologica, con varie riprese, è proseguita sino ad oggi, volta in particolare a ricostruire l’originaria consistenza del perimetro della fortezza, i cui volumi hanno subito innumerevoli interventi di modifica e restauro nel corso dei secoli.
I materiali archeologici messi in luce nelle diverse campagne di scavo sono in parte esposti nelle sale del Museo Nazionale e documentano le successive fasi di occupazione della rupe, a partire dall’età romana. Appare tuttavia plausibile che l’area sia stata frequentata già in precedenza: l'Appennino Reggiano ha infatti restituito numerose tracce di frequentazione relative alle fasi comprese tra il Paleolitico e l’età del Bronzo; i rilievi montuosi serbano anche importanti resti di più recenti insediamenti liguri ed etruschi, ed è noto che lungo la sponda sinistra dell'Enza in età romana sorgeva Luceria, città attiva tra il II secolo a.C. e il V secolo d.C., oggetto di numerose campagne di scavo e da luglio 2011 sottoposta a specifica tutela archeologica.

Il popolamento di età romana e preromana fu attirato nella zona dalla confluenza di antichissime vie di percorrenza che collegavano il nord Europa all’Italia centrale, destinate ad orientare il sistema insediativo ancora nell’alto e nel pieno Medioevo. Nel 940 d.C. il bisnonno di Matilde, Adalberto Atto -figlio del longobardo Sigifredo da Lucca-, scelse la sommità naturalmente difesa della rupe di Canossa quale sede ideale per la costruzione di una delle tante strutture fortificate che eresse sulle alture dell’Appennino Reggiano a difesa del limite settentrionale dei suoi possedimenti.
Successivamente, a protezione del feudo matildico e a controllo delle vie di comunicazione padane e transappenniniche, il sistema di fortificazioni messo a punto da Adalberto Atto fu esteso e potenziato sino a comprendere le rocche di Montecchio, S. Polo d’Enza, Sarzano, Carpineti, Rossena, Guardiola di Rossenella, Bianello e le Quattro Castella.

Il territorio si configura come un vero e proprio scrigno di memorie storiche e testimonianze archeologiche, cui fa da cornice un suggestivo scenario, già da tempo oggetto di specifica tutela paesaggistica con le sue peculiarità geologiche e ambientali: al limite tra il crinale appenninico e la pianura, dolci colli si alternano a calanchi, guglie e alte rupi di roccia basaltica e arenacea, variamente modellate dalla millenaria azione erosiva delle acque. Valli e rilievi, boschi e aree coltivate ospitano anche una ricca biodiversità che annovera molteplici varietà arboree ed erbacee e numerose specie di uccelli, rettili e mammiferi, tra cui cinghiali, daini e caprioli.

Scarsamente coinvolto dall’espansione edilizia degli ultimi decenni, che ha privilegiato lo sfruttamento della pianura, il paesaggio insediativo e agrario medievale non ha subito modifiche di rilievo, restando pressoché intatto nei secoli: l’armonica interazione tra aspetti culturali e naturali che si gode nell’area, oltre ad assumere una forte valenza identitaria, costituisce un richiamo turistico di indubbia potenza8 veduta panoramica dall'alto della rupe, in grado di soddisfare esigenze diversificate di fruizione.

La proposta di conferimento a Canossa del “Marchio del Patrimonio Europeo” comprende l’intera rete dei castelli reggiani, per i quali prevede il potenziamento delle attività di tutela e valorizzazione mediante scelte strategiche che promuovano le straordinarie potenzialità del sito e sviluppino una proposta turistico-culturale tesa a perpetuare la memoria e i valori del patrimonio italiano in un’ottica che travalichi la scala nazionale e consegua ricadute virtuose sia sulla consapevolezza della ricchezza culturale e ambientale, sia sulla crescita economica locale.
(testo a cura di Ebe Chiara Princigalli, Ufficio Paesaggio)

Informazioni:
sr-ero.paesaggio@beniculturali.it

 

 

 

1 La Rocca di Canossa vista dall'alto2 veduta del Castello di Rossena da Canossa3 Castello di Canossa, scorcio4 Quattro Castella5 Il castello di Rossena e la Torre di Guardiola di Rossenella6 veduta degli Appennini dall'alto della rupe di Canossa8 veduta panoramica dall'alto della rupe di Canossa9 Calanchi10 IL C.A.I. reggiano-sezione dell'Enza, in visita a Canossa alla fine dell'Ottocento

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