Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Monumento a Vittorio Emanuele

15. Monumento a Vittorio Emanuele II, dopo il restauro

Collocazione: Giardini Regina Margherita, Bologna
Autore del monumento: Giulio Monteverde (1837-1917)
Datazione: Fine Ottocento
Materiale costitutivo: bronzo e granito rosa di Baveno
Dimensioni: altezza totale: m. 8,50
statua bronzea (vuoto-pieno): m 3,80 (h) x 5,00 x 2,00.
piedistallo in granito: m 3,50 (h) x 4,50 x 2,60
gradonata inferiore (misure max): m 0,70 (h) 8,70 x 6,80
Imprese esecutrice: Laboratorio Degli angeli S.r.l.

 

 

 

Notizie Storiche
La scultura equestre in bronzo è opera di Giulio Monteverde (1837-1917) che la firma sulla fascia della sella con la scritta “Giulio Monteverde faceva in Roma nel 1888”. Una seconda iscrizione, (“Fonderia Nelli Roma”) posta sul basamento bronzeo del monumento, permette di risalire con certezza all’esecutore della fusione, caratterizzata dall’assemblaggio di nove elementi principali: la testa ed il busto del cavaliere, le braccia e le gambe, la gamba anteriore alzata del cavallo, la coda e la testa del cavallo. A causa di piccoli difetti di fusione si rilevano, soprattutto sul dorso, elementi metallici di correzione, quali stuccature, tasselli e vere e proprie porzioni di modellato riassemblate meccanicamente.
Originariamente il monumento era collocato in Piazza Maggiore. Nel 1944 fu trasferito nella sede attuale, presso l’ingresso da Porta Santo Stefano dei Giardini Margherita.

Stato di conservazione preliminare al restauro

Monumento bronzeo
Il monumento presentava il caratteristico degrado che normalmente si riscontra su di un bronzo esposto all'aperto (Vedi Scheda Introduttiva).
Si riscontravano varie colorazioni superficiali dovute alla presenza di metalli diversi sia all’interno della fusione (alliganti, chiodi distanziatori e grappe) sia utilizzati come stuccatura o saldatura.
La pancia del cavallo presentava problematiche dovute sia alla presenza di croste nere, sia alla confluenza di canali preferenziali di scorrimento delle acque meteoriche, condizione favorevole alla formazione della corrosione ciclica del rame evidenziata dalla presenza di efflorescenze saline che possono variare da un colore verde brillante fino al bianco, e che si possono trovare sotto forma di pustole, sfogliature o polverulenze. Lo stesso fenomeno, ma con minore intensità, si rileva anche in altre parti del modellato.
Le zampe del cavallo si appoggiano su una scatola bronzea modificata probabilmente a seguito del trasferimento da Piazza Maggiore: infatti la faccia posteriore del parallelepipedo è stata tagliata e poi ricollocata successivamente. Che la base sia stata tagliata in un secondo momento e che non si tratti di un taglio originale è confermato dal fatto che la lettera “A” di ROMA della scritta presente lungo il lato sinistro (Fonderia Nelli Roma), è stata aggiunta a freddo e risulta di dimensioni inferiori rispetto alle altre lettere. Questo perché nell’eseguire il taglio, una porzione di materia è andata inevitabilmente perduta e quindi è stato necessario ricostruire la suddetta lettera.

Basamento Lapideo
Il basamento è costituito da lastre di granito rosa di Baveno ed è innalzato su tre gradini. Alcune modanature sono presenti alla base e nel punto di appoggio della scultura. Sul fronte verso Porta Santo Stefano è presente una scritta incisa: “A VITTORIO EMANUELE II - I BOLOGNESI - MDCCCLXXXVIII”.
Il materiale costitutivo, in buono stato di conservazione anche grazie alla finitura superficiale (probabilmente lucidata a piombo), mostrava depositi di varia natura e coerenza quali stratificazioni di polvere, terriccio e guano oltre a patine algali, muschi e tracce di vegetazione superiore cresciuti tra le lacune delle stuccature.
La forma di degrado più evidente era data dalle varie scritte vandaliche.


Intervento di restauro

Monumento bronzeo
Dopo un’accurata indagine autoptica sono stati eseguiti prelievi delle patine superficiali per l’esecuzione di indagini diagnostiche al fine di definire la metodologia dell’intervento.
Si è quindi proceduto con la rimozione del materiale incoerente depositato sulla sella e tra le fondine, seguito da un primo lavaggio effettuato con tensioattivo. Sulle acque di risciacquo, attraverso la misurazione della conducibilità, è stata verificata la presenza quantitativa e qualitativa di sali disciolti.
A questa fase ha fatto seguito un primo intervento di disidratazione che ha assicurato l’eliminazione dei ristagni d’acqua, per poi passare alla pulitura.
La scelta dei metodi di pulitura è stata fatta solo dopo aver eseguito prove in situ, avvalendosi di tecnologie diverse che hanno consentito di individuare nel solo utilizzo di mezzi meccanici la tipologia di intervento idonea. Altri sistemi di pulitura, quale, ad esempio, quello chimico anche a basse concentrazioni, non garantivano il rispetto della patina nobile del monumento.
La pulitura è stata quindi eseguita con mezzi meccanici diversi: nelle aree soggette a dilavamento, l’intervento del micromotore ha consentito l’eliminazione delle alterazioni polverulente senza alterare la superficie metallica, consentendo, grazie alle diverse tipologie di microspazzole, interventi mirati e specifici.
Nelle zone di condensa è stato risolutivo l’utilizzo del vibroincisore con punte opportunamente adattate alla superficie metallica. Sono state eliminate o assottigliate le croste nere che, oltre a concorrere all’alterazione del metallo sottostante, ne alteravano il modellato. Nelle aree meno accessibili è stato utilizzata aria compressa a bassa pressione e tutolo di mais (un inerte di origine vegetale ad azione meccanica molto debole). Il lavoro di pulitura è stato uniformato e rifinito con l’utilizzo del micromotore munito di spazzole.
Ogni passaggio meccanico ha previsto lavaggi con solventi, alcool ed acetone, che, oltre ad eliminare le polveri create dalla lavorazione meccanica, hanno consentito di tenere sotto controllo e di valutare il livello di pulitura.
Cricche, fori e agganci meccanici delle parti bronzee che compongono il monumento (testa del cavallo, braccia e gambe di Vittorio Emanuele, busto, zampe del cavallo, etc…) presentavano zone lacunose che è stato necessario risarcire con stuccature eseguite con resina epossidica accuratamente pigmentata per consentire un minor impatto cromatico.
Si è eseguito poi un secondo lavaggio con acqua deionizzata che ha consentito sia la rimozione dei residui delle lavorazioni sia l’eliminazione delle patine solubili, per poi proseguire con un’accurata disidratazione. Anche in questo caso è stata verificata la conducibilità sulle acque di risciacquo.
Alcune parti presentavano le caratteristiche pustole, riconducibili ai cicli di alterazione del bronzo (cancro del bronzo), che è stato necessario trattare con l’applicazione di impacchi di acqua deionizzata, supportata da polpa di cellulosa, seguiti dall’applicazione di un efficace inibitore della corrosione.
E’ stata prestata particolare attenzione alla protezione finale del monumento, effettuata dopo l’esecuzione di prove preliminari in situ. Si è quindi optato per l’applicazione di una doppia barriera protettiva: la prima costituita da vernice acrilica (specifica per superfici metalliche), la seconda costituita da cera microcristallina. In entrambe è presente il benzotriazolo che garantisce l’inibizione della corrosione del bronzo.
La vernice acrilica è stata applicata in tre mani, nello specifico:
- prima mano in acetone al 10% su tutto il monumento, tranne che nelle zone della coda, bocca e pancia nel cavallo, dove è stato applicato al 15% in butil acetato (la variazione del solvente e del rapporto di concentrazione permette di ottimizzare l’assorbimento della vernice in superfici che presentano porosità diverse);
- seconda mano in acetone al 15% su tutto il monumento, tranne che nelle zone della coda, bocca e pancia nel cavallo, dove è stato applicato al 15% in butil acetato;
- terza mano, con aggiunta di pigmenti, applicata solo nei punti dove le discromie della patina erano evidenti.

Sono state, infine, stese due mani di cera microcristallina: la prima più trasparente e lucida, la seconda più opaca e addizionata a pigmenti. Ogni mano è stata seguita da una lucidatura con panni morbidi e spazzole in setola sintetica. Tale intervento ha permesso di creare uno strato protettivo più compatto e di uniformare l’assetto cromatico della superficie.


Basamento Lapideo
Il buono stato di conservazione del materiale lapideo e l’applicazione di un protettivo sacrificale (in occasione dell’intervento che la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna ha effettuato contro il vandalismo grafico ad agosto 2010) hanno ridotto l’invasività dell’intervento conservativo.
Dopo la rimozione dei depositi superficiali, è stato necessario eseguire il preconsolidamento delle aree decoese.
Si è quindi provveduto all’applicazione di biocida e alla successiva rimozione manuale di piante infestanti e muschi.
Poiché contemporaneamente si stava predisponendo il lavaggio del bronzo sovrastante, è stato necessario procedere alla demolizione delle vecchie stuccature ormai non piu idonee perché danneggiate e alla loro sostituzione con malta temporanea per prevenire infiltrazioni di acqua.
E’ iniziata, quindi, la fase di pulitura vera e propria con la rimozione del vandalismo grafico seguita dalla pulitura delle superfici mediante l’applicazione di impacchi a base di bicarbonato di ammonio e acqua demineralizzata, la spazzolatura leggera e abbondanti risciacqui.
A pulitura ultimata sono state eliminate le stuccature temporanee ed eseguite quelle definitive con malta a base di calce e pigmenti.
Il trattamento finale delle superfici è stato realizzato mediante l’applicazione a pennello di un protettivo sacrificale anti vandalismo grafico come previsto dalle linee guida (Vedi Scheda Introduttiva).

 

A cura di Manola Guerra, Antonella Pomicetti

L'articolo è stato redatto anche sulla base della documentazione presentata dall'impresa esecutrice a conclusione dei lavori come previsto dal DPR 207/2010, art. 250


Galleria di immagini

 

 

1. Monumento a Vittorio Emanuele II, prima del restauro2. Monumento a Vittorio Emanuele II, prima del restauro, particolare3. Monumento a Vittorio Emanuele II, prima del restauro, particolare4. Monumento a Vittorio Emanuele II, prima del restauro, particolare5. Monumento a Vittorio Emanuele II, prima del restauro, particolare6. Monumento a Vittorio Emanuele II, durante il cantiere di restauro, particolare7. Monumento a Vittorio Emanuele II, durante il cantiere di restauro, particolare8. Monumento a Vittorio Emanuele II, durante il cantiere di restauro, particolare9. Monumento a Vittorio Emanuele II, durante il cantiere di restauro, particolare10. Monumento a Vittorio Emanuele II, durante il cantiere di restauro, particolare11. Monumento a Vittorio Emanuele II, durante il cantiere di restauro, particolare12. Monumento a Vittorio Emanuele II, durante il cantiere di restauro, particolare13. Monumento a Vittorio Emanuele II, durante il cantiere di restauro, particolare14. Monumento a Vittorio Emanuele II, durante il cantiere di restauro, particolare15. Monumento a Vittorio Emanuele II, dopo il restauro16. Monumento a Vittorio Emanuele II, dopo il restauro, particolare17. Monumento a Vittorio Emanuele II, dopo il restauro18. Monumento a Vittorio Emanuele II, dopo il restauro, particolare19. Monumento a Vittorio Emanuele II, dopo il restauro, particolare

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