Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Monumento al Popolano

1. Monumento al Popolano, prima del restauro
 
Collocazione: Piazza VIII Agosto, Bologna
Autore del monumento: Pasquale Rizzoli (1871-1953)
Datazione: Inaugurazione: 20/09/1903
Materiale costitutivo:
- monumento: bronzo, granito rosa di Baveno, pietra di Verona;
- balaustra: conglomerato cementizio
Dimensioni:
monumento
- altezza totale: m. 10,50
- statua bronzea (vuoto-pieno): m 5,50 (h) x 3,80 x 2,80.
- piedistallo in granito: m 4,00 (h) x 5,71 x 4,40
- gradonata inferiore (misure max): m 0,70 (h) 8,95 x 7,70
balaustra
- m 3,00 (h) x 90,00 x 12,00 (ca.)
Imprese esecutrice: Giovanni e Lorenzo Morigi Restauratori S.r.l.
 
 
 
 
 
 
 
 
Notizie Storiche
Il gruppo scultoreo, realizzato da Pasquale Rizzoli (1871-1953), è situato a Bologna in Piazza VIII Agosto, luogo strategico dal punto di vista dell’assetto urbano, dove si svolge il mercato cittadino all’aperto (‘la Piazzola’). Il monumento sorge al centro di una piccola un’area verde rialzata e delimitata da una balaustra monumentale, posizione privilegiata che domina la piazza antistante e segna l’ingresso a uno dei parchi urbani più importanti e significativi della città: il parco della Montagnola.
Il gruppo scultoreo ed il parco della Montagnola ricordano e celebrano gli avvenimenti che si svolsero a Bologna il giorno 8 agosto 1848, quando gli austriaci, giunti a Bologna come gendarmi a tutela del potere pontificio, vennero respinti e ricacciati fuori dalle mura cittadine attraverso l’ultima porta rimasta aperta: Porta Galliera. L’opera avrebbe dovuto essere inaugurata l’8 agosto 1903, nella ricorrenza della cacciata degli austriaci, ma la cerimonia di inaugurazione fu posticipata al 20 settembre successivo, anniversario della Presa di Roma.

Stato di conservazione preliminare al restauro

Monumento bronzeo
Il monumento in bronzo, costituito da un grande gruppo scultoreo fuso in più parti assemblate, è caratterizzato da una figura eretta che alza il braccio recante una bandiera stracciata (su cui è scritta la parola “Libertas”) che sovrasta e domina una seconda figura riversa. La figura in piedi si regge sulla gamba sinistra tesa e verticale, mentre la gamba destra, leggermente piegata, è ancorata alla base per mezzo di una staffa di ferro visibile dall’esterno.
Le superfici presentavano i segni caratteristici del degrado che normalmente si riscontra su di un bronzo posto all’aperto (Vedi Scheda Introduttiva ).
Le lacune presenti tra le varie sezioni del bronzo erano state riempite con malta cementizia, probabilmente dagli stessi fonditori, al momento della posa dei bronzi. In alcuni punti erano presenti macchie di colore verde acceso e biancastre dovute alla percolazione delle acque meteoriche penetrate all’interno del monumento. Quando le acque fuoriescono dalla scultura attraverso le innumerevoli porosità, sempre presenti nel getto bronzeo, evaporano e i sali di cui sono cariche precipitano sulla superficie; si sono infatti rilevate tracce delle malte gessose che componevano l’anima interna e sali di rame provenienti dalla corrosione del bronzo.
La bandiera
La superficie esterna, nelle zone non dilavate dalle piogge, era ricoperta da depositi gessosi frammisti a residui di vernice rossa, probabilmente applicata in tempi recenti per far risaltare la scritta “Libertas”.
Il materiale costitutivo, una lega leggera contenente zinco, ha permesso di realizzare un oggetto non troppo pesante e con un effetto di particolare plasticità.
Nel corso delle lavorazioni si è potuto osservare che l’inclinazione dell’asta della bandiera non era più quella originaria.
La situazione si è poi rivelata più compromessa del previsto quando, in seguito alle prime operazioni di lavaggio, alcuni frammenti si sono distaccati, mettendo in luce lo stato conservativo pessimo delle parti interne che dovevano fungere da sostegno. La struttura portante dell’asta, infatti, era costituita da due barre di acciaio (della sezione di circa 2,5 cm) annegate in una massa cementizia. Il tutto era contenuto in due tubi metallici, uno più interno in ferro ed uno più esterno in ottone, probabilmente impiegati come “cassaforma” direttamente in situ. La contemporanea presenza di ferro, ottone e malta cementizia ha verosimilmente provocato il processo corrosivo “galvanico” favorito dalla presenza di un elettrolita (l’acqua carica di sali contenuta all’interno della malta cementizia) e di due metalli, rame e ferro, producendo un fenomeno corrosivo a scapito del ferro che, passando dallo stato metallico a quello di ossidi e idrossidi del ferro, aumenta il suo volume da 3 a 8 volte. Questa espansione dell’anima interna della struttura di supporto ha causato la comparsa di fessurazioni nella lega di zinco e quindi il generale dissesto della zona.


Basamento Lapideo
Il basamento, in granito rosa di Baveno, poggia su alcuni gradini e presenta una molteplice lavorazione con medaglioni e modanature. Sul fronte prospiciente la piazza è collocato un bassorilievo che rappresenta un leone e un’intitolazione (VIII Agosto MDCCCXLVIII) in lettere bronzee. Sul prospetto verso il parco, è posta una lastra in pietra di Verona biancastra con dedicazione a lettere incise (QUI VIRTÙ DI POPOLO RUPPE E FUGÒ LE SCHIERE AUSTRIACHE NEL NOME SANTO DELLA PATRIA E DELLA LIBERTÀ).
Le commessure tra i conci erano, nella maggioranza dei casi, prive di stuccature ad eccezione delle aree in cui erano stati eseguiti piccoli interventi manutentivi.
Grazie alla notevole resistenza al degrado caratteristica del granito, la superficie non presentava particolari segni di deterioramento, ma spessi depositi di origine organica e antropica, e non si rilevavano specifici segnali di dissesto. Si osservavano limitate colature di ossidi di ferro e rame provenienti dal monumento sovrastante, e incrostazioni gessose impregnate di particolato atmosferico.
Il problema più evidente era costituito dagli atti vandalici con vernici in aerosol realizzati successivamente all’intervento di pulitura e protezione predisposto dalla Direzione Regionale nel mese di agosto 2010.

La balaustra e la scalinata
L’area su cui poggia il monumento è posta sopra un terrapieno delimitato, verso piazza VIII Agosto, da una balaustra a colonnine intervallate da pilastrini e da ampie scalinate. La balaustra, nel suo complesso realizzata in conglomerato cementizio, è costituita dall’assemblaggio di elementi prefabbricati, caratterizzati da una massa bianco-panna all’interno della quale sono presenti inerti: di colore più chiaro, nelle colonne e nei cornicioni, di colore più scuro, tendente al giallo, nei pilastri.
Il fronte lungo il marciapiede, sotto le colonnine, è costituito da una muratura la cui finitura superficiale è realizzata in malta cementizia. Uno zoccolo in pietra compatta di colore grigio corre lungo tutto il perimetro esterno. La finitura in malta cementizia presentava lacune, problemi di coesione, colonizzazione di micro vegetazione e piante infestanti. Il problema principale era costituito dalla presenza di un diffuso vandalismo grafico, aggravato dai tentativi di occultamento per mezzo di strati pittorici di vario tipo e colore.
L’anima interna in metallo delle colonnine in calcestruzzo, fortemente corrosa, in alcuni casi aveva dato luogo a distacchi di ampie porzioni di materiale compromettendo la funzione strutturale. Nelle porzioni più arretrate della balaustra si rilevava la presenza di depositi carboniosi (“croste nere”) e, in quelle più esposte, il dilavamento delle acque meteoriche aveva disciolto lo strato superficiale dell’impasto cementizio di base portando in rilievo gli inerti presenti al suo interno.
Le scalinate in granito si presentavano ricoperte da depositi di varia natura, vegetazione interstiziale, e vandalismo grafico. In alcuni casi i conci lapidei si erano mossi dalla sede originaria, anche a causa dei movimenti naturali del terrapieno.

Intervento di restauro

Monumento bronzeo
Le fasi principali dell’ intervento di restauro del gruppo scultoreo in bronzo, sono state la pulitura e la stabilizzazione delle superfici ed il risanamento della struttura di supporto della bandiera, notevolmente deteriorato.

Pulitura e stabilizzazione del bronzo
Dopo la rimozione a secco degli abbondanti depositi di guano, la scultura è stata prima lavata con acqua e biocida e successivamente, con acqua portata a una temperatura di circa 80°C per rimuovere le patine organiche e i depositi incoerenti.
Ai lavaggi ha fatto seguito, al fine di solubilizzare le incrostazioni gessose presenti nelle aree di sottosquadro, una fase di nebulizzazione di acqua (che si è protratta per circa sei giorni) intervallata a lavaggi con tensioattivo non ionico e spazzole morbide.
Per omogeneizzare la pulitura e rimuovere a fondo tutti i depositi incoerenti, la superficie è stata trattata con “tutulo di mais” lanciato a pressione bassa e controllata. Questo trattamento ha permesso di rimuovere gli inquinanti e i residui di pulitura rispettando la patina nobile della lega metallica. A seguito delle operazioni di pulitura, al di sotto delle croste gessose rimosse si sono evidenziate alcune aree interessate da fenomeni di corrosione attiva. Si tratta di un tipo di degrado piuttosto comune ed è stato trattato con la tecnica dell’estrazione elettrochimica dello ione cloro. In seguito le aree trattate sono state lavate con acqua deionizzata.
Tutte le superfici sono poi state pulite utilizzando strumenti meccanici di precisione.
Ove erano presenti lacunosità, fori, fessure o cricche di fusione, si è proceduto ad una sigillatura per mezzo di resine epossidiche opportunamente caricate con pigmenti.
La superficie è stata quindi disidratata con acetone e trattata con una prima mano a spruzzo di vernice acrilica (specifica per superfici metalliche). In seguito è stato eseguito un leggero ritocco cromatico, laddove la corrosione aveva creato contrasti che impedivano la corretta lettura del modellato. A conclusione dell’intervento, sono state applicate altre due mani a spruzzo di vernice acrilica e tre mani di cera microcristallina, avendo cura di lucidare e compattare la mano precedente, prima di applicare quelle successive, al fine di ottenere uno strato protettivo più omogeneo. Per conferire al monumento un aspetto non lucido in coerenza con il tipo di superficie del modellato, volutamente ruvida e poco rifinita, l’ultima mano di cera non è stata lucidata.

Intervento sulla struttura di supporto della bandiera
L’asta della bandiera mostrava forti fessurazioni in senso longitudinale, dovute sia allo stress meccanico, molto forte in quel punto, sia alla corrosione e al relativo rigonfiamento delle strutture portanti interne in ferro. Il puntale della bandiera era precariamente sorretto solo da malta cementizia, senza vincoli metallici, andati completamente corrosi.
Data l’altezza da terra della bandiera e la sua posizione di forte aggetto, non è stato possibile ripristinare l’efficienza del sistema di supporto originale. L’asta e la bandiera sono state rimosse dalla sede originaria per predisporne il restauro in laboratorio, a seguito del quale è stata predisposta una nuova struttura interna di supporto di acciaio inox opportunamente modellata e non visibile dall’esterno. Sfruttando i fori esistenti, la nuova struttura di supporto è stata posizionata e su questa ricollocate le porzioni di bandiera distaccate. Per mezzo di resine epossidiche si sono colmate le fessure e i fori presenti per evitare depositi di materiali che trattengono le acque piovane. Il fissaggio della nuova struttura in acciaio ha avuto luogo inserendo perni di acciaio inossidabile filettati che rendono possibile l’eventuale smontaggio o manutenzione dell’intervento strutturale. La bandiera è stata in seguito pulita e protetta seguendo la metodologia d’intervento utilizzata per la parte bronzea.

Basamento Lapideo
Dopo un accurato lavaggio delle superfici, eseguito con acqua calda a pressione bassa e controllata, sono stati rimossi tutti i corpi estranei e le malte degradate dagli interstizi e dalle commessure tra i conci; sono stati quindi applicati alcuni impacchi di prova per tentare di solubilizzare le croste nere presenti sulle parti basse del monumento e le colature di sali di rame e di ferro presenti sulle superfici verticali. Gli impacchi con ammonio bicarbonato hanno dato buoni risultati sui depositi di colore nero, composti probabilmente di sostanze grasse, depositi atmosferici e di origine antropica, mentre le colature di sali di rame e ferro sono state efficacemente rimosse con impacchi a base di resine a scambio ionico e complessanti degli ioni metallici.
L’applicazione degli impacchi è stata limitata alle zone fortemente interessate dai fenomeni descritti. In seguito a questi trattamenti le superfici lapidee sono state abbondantemente lavate con acqua deionizzata.
Il successivo trattamento è consistito in un metodo di pulitura meccanica che prevede l’utilizzo di una attrezzatura in grado di produrre un getto spiraliforme a bassa pressione emesso da uno speciale ugello che porta l’inerte sulla superficie con una direzione tangenziale alla stessa, conferendo alle particelle un moto rotatorio che consente di omogeneizzare la superficie del granito senza danneggiare le patine e il supporto. L’inerte impiegato, polvere di una roccia di durezza inferiore a quella da trattare, molto sottile e leggero, applicato a pressioni controllate non è in grado di scalfire il granito del basamento.
In seguito le superfici del basamento sono state lavate con acqua corrente, quindi con acqua deionizzata e spazzolate.
Le commessure tra i conci sono state liberate e stuccate con malte a base di calce e inerti, opportunamente colorate con pigmenti stabili alla luce.
Al termine della pulitura è stato applicato un protettivo antiscritta come previsto dalle linee guida (Vedi Scheda introduttiva).

La balaustra e la scalinata
Dopo un’accurata bonifica di tutta l’area di cantiere da rifiuti di varia natura, è stato necessario trattare la balaustra applicando Benzalconio Cloruro in soluzione al 10-15%. Trascorsi i tempi necessari all’azione del biocida la superficie è stata lavata con getti di acqua corrente calda ed un detergente non schiumogeno. Tutti gli infestanti vegetali, ormai devitalizzati, sono stati rimossi con l’aiuto di spazzolini di setola e di bisturi.
Successivamente, balaustra e scalinate sono state pulite con il metodo di pulitura meccanica con getto d’aria spiraliforme a bassa pressione ed inerte, già utilizzato per il basamento lapideo. L’utilizzo di questa tecnologia ha permesso di salvaguardare le superfici, soprattutto in corrispondenza delle “croste nere” che, in questo caso, hanno costituito un vero e proprio film di sacrificio a protezione delle patine originali. Nelle aree di maggior dilavamento, queste patine, purtroppo, sono andate perdute.
Le colonnine in stato di dissesto sono state smontate, ripulite e, successivamente, ricollocate nella loro sede.
Un caso particolare è rappresentato dalle colonnine nelle quali si è verificato il distacco di porzioni di materiale cementizio che ha portato allo scoperto le armature in ferro interne, esponendole a lungo agli agenti atmosferici con la conseguente produzione di idrossidi di ferro (ruggine). Il metallo è stato pulito e trattato con inibitori della corrosione (a base di tannini e fenoli in alcool etilico), poi rivestito con resina epossidica, utilizzata anche per incollare i frammenti distaccati, quelli di dimensione più consistente sono stati ricollocati anche con l’aiuto di piccoli perni di acciaio inossidabile.
Le fessure e le cavillature presenti sono state accuratamente sigillate con malte a base di calce caricata con inerti di colore simile a quelli presenti nel manufatto. L’operazione si è resa necessaria per evitare il ristagno e la penetrazione delle acque meteoriche.
Completati i lavori, si è provveduto all’applicazione di protettivi antiscritta, costituiti da una miscela di resine e polimeri cerosi rimuovibili con acqua calda a pressione, come previsto dalle linee guida (Vedi Scheda Introduttiva).
 

A cura di Manola Guerra, Antonella Pomicetti

L'articolo è stato redatto anche sulla base della documentazione presentata dall'impresa esecutrice a conclusione dei lavori come previsto dal DPR 207/2010, art. 250


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Galleria di immagini

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