Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Un nuovo rinascimento per il Palazzo “di Ludovico il Moro” - La Sala degli ori

Ferrara, Museo Archeologico Nazionale
10 giugno, 2010 - Inaugurazione
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna - www.archeobologna.beniculturali.it - sba-ero.museoarchferrara@beniculturali.it
Ferrara_sala degli ori

L'apertura della nuova Sala degli ori, prevista per il prossimo 10 giugno,  rappresenta un'ulteriore occasione per ribadire l'eccezionale prestigio del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara.

La collezione dei preziosi è costituita  in gran parte da pezzi inediti e sconosciuti al pubblico che integrano e completano il panorama dell'esposizione dedicata alla necropoli di Spina; tale collezione sarà esposta in un allestimento innovativo e raffinato, realizzato a cura della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici anche grazie alla collaborazione tecnica con Bulgari.

Le oreficerie di Spina, databili prevalentemente alla fine del V sec. a.C., consentono di ipotizzare un periodo di generalizzato benessere in questo centro etrusco e attestano l'elevato grado di abilità tecnica raggiunta dalle botteghe artigiane in questo periodo. I materiali in uso sono principalmente l'oro, l'argento, l'ambra, le pietre semipreziose e le paste vitree, materiali che, nell'oscurità della tomba, evidenziano il riflesso di cerimonie e di luoghi allusivi al potere e alla ricchezza, dove venivano custoditi i tesori esclusi dai riti quotidiani e destinati, all'occorrenza, agli usi cerimoniali. Rispetto all'elevata percentuale dei vasi attici di V e della prima metà del IV sec. a.C. a Spina la presenza di manufatti in oro nei corredi è relativamente eccezionale e quasi sempre ascrivibile all'universo femminile; nelle tombe vengono occultati intenzionalmente, oltre ad amuleti in vari materiali, pochi monili in oro, realizzati quasi certamente da officine locali, le quali, pur basandosi su esperienze artigianali precedenti, sono in grado di creare nuove tipologie e di affermare nuove mode, vincendo le sfide tecniche e artistiche connaturate al linguaggio del lusso e della moda.  

Oltre che oggetti di ostentazione di prestigio familiare, gli ori e i reperti preziosi di Spina esaltano il valore carismatico dell'orafo-artigiano, il demiurgo che manipola materiali che simboleggiano l'eternità in rapporto alla ciclicità e alla caducità della vita umana, secondo linguaggi e valori di carattere universale.

 I gioielli, nell'antichità, così come nel mondo di oggi, ci consentono di entrare in un campo in cui il fascino esercitato dal loro valore intrinseco si mescola a una miriade di altri significati e valori: affettivi, economici, tecnici, storico-artistici oltre che mediatici del concetto di incorruttibilità dell'oro e di chi lo indossa opposto alla caducità della vita. 

 

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