Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Riapre il Museo Arcivescovile di Ravenna

Ravenna, Palazzo Arcivescovile
6 febbraio, 2010 - Inaugurazione
Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini - http://soprintendenzaravenna.beniculturali.it/index.php?it/22/eventi-culturali/112/riapre-il-museo-arcivescovile-di-ravenna -
Museo Arcivescovile Ravenna - 1

Palazzo Arcivescovile
piazza Arcivescovado 1
48121 Ravenna
tel. 0544 541655

Inaugurazione, sabato 6 febbraio
Ore 11.00 Sala gialla, ingresso ad invito

Saluto da parte delle autorità religiose

Mons. Giuseppe Verucchi
Arcivescovo Metropolitana di Ravenna-Cervia

Mons. Mariano Crociata
Sottosegretario Generale Conferenza Episcopale Italiana

Mons. Guido Marchetti
Direttore Opera di Religione della Diocesi di Ravenna

Interverranno le autorità civili
e per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali:

Onorevole Francesco Maria Giro
Sottosegretario di Stato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Arch. Carla Di Francesco
Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna

Arch. Antonella Ranaldi
Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini

Ore 15.00 apertura al pubblico

Con la riapertura del Museo Arcivescovile giunge a compimento un lungo lavoro che ha visto come principali attori e promotori: l'Arcidiocesi, da una parte, con Mons. Luigi Amaducci, Arcivescovo; Mons. Giuseppe Verucchi, Arcivescovo, e Mons. Guido Marchetti e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici con l'allora Soprintendente Anna Maria Iannucci. Ha condiviso le fasi finali Carla di Francesco, Direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna, con infine l'attuale Soprintendente Antonella Ranaldi. I tecnici dell'Arcidiocesi e quelli della Soprintendenza hanno lavorato insieme (arch. Diletta Evangelisti, arch. Emilio Agostinelli), instaurando una proficua collaborazione. Il contributo finanziario dello Stato è stato rilevante per il tramite del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dei suoi organi periferici.

Si è perseguito negli anni un obiettivo comune. Dalle preliminari indagini e ricerche, si è passati al consolidamento strutturale, alle dotazioni impiantistiche, al restauro delle sale e dei reperti esposti, fino all'allestimento museale e didascalico. 

A cominciare dal Lapidario, le opere esposte testimoniano la storia di Ravenna e dell'Arcidiocesi. Ognuna è memoria selezionata di un passato antico; risalgono al periodo classico, tardo antico, paleocristiano e medioevale. Esse appartenevano già al nucleo storico del Museo e, prima ancora, alla collezione voluta dall'Arcivescovo Maffeo Niccolò Farsetti, promotore del rinnovamento, iniziato nel 1734, della contigua cattedrale. In quei lavori, smontando le lastre del pavimento, posto nel Cinquecento, si rinvennero capovolte lapidi con epigrafi e rilievi. Venivano dai monumenti di Ravenna, smantellati e utilizzati come cave di materiali e soprattutto provenivano dalla stessa cattedrale Ursiana del periodo paleocristiano (fine IV - inizio V secolo), già essa ricca di materiali di reimpiego.

Il nuovo allestimento ha il fascino e il sapore dell'antico. Rievoca quello settecentesco della sala del Lapidario, secondo il gusto dell'epoca, quando le antichità erano esposte ad ornamento delle dimore, a godimento di chi abitava lì e degli ospiti invitati. Vi si coniuga il carattere di museo-collezione in ambienti confortevoli e quasi familiari, senza ridondanza di sorta, dotati di moderni impianti e accessibili al pubblico, con particolare attenzione ai diversamente abili e ai non vedenti. 

Le opere esposte sono tutte importanti, alcune sono eccezionali e godono di fama mondiale. Prima tra tutte, la Cattedra d'avorio di Massimiano, sistemata in una teca trasparente, illuminata all'interno. Seguendo il percorso espositivo, si incontra l'antica Cappella Arcivescovile con i suoi preziosi mosaici, il Calendario pasquale inciso su una grande rota di marmo Proconnesio, la Croce greca scolpita avanti e dietro, ritenuta del vescovo Agnello, il mosaico della Madonna orante proveniente dall'abside dell'antica cattedrale. Con gli ultimi lavori si sono aggiunte poi nuove sale al piano superiore che ospitano opere medioevali e moderne.

Merita un cenno il contesto architettonico in cui è inserito il Museo, posto all'interno delle fabbriche dell'Episcopio, sedimentate sulle strutture tardo antiche ed alto-medioevali. Osservando il prospetto verso il giardino dell'Arcivescovado, si percepisce la complessa stratigrafia del tempo, le strutture del Vivarium e sopra ad esse la Cappella, la sopraelevazione medioevale, accanto al cilindro possente della Torre Salustra. 

Un lungo cammino ha portato, dal Settecento ad oggi, alla formazione del Museo Arcivescovile, con l'apporto come in passato della Soprintendenza di Ravenna. Dal 1911 il Soprintendente Giuseppe Gerola ne aveva infatti curato la sistemazione, inserendo la Cappella Arcivescovile nel percorso di visita al museo, restaurando inoltre le strutture più antiche dell'Episcopio. Parallelamente, dal 1913, lo stesso Gerola dava impulso al Museo Nazionale di Ravenna, collocandolo nel monastero benedettino di San Vitale.

Il Museo è esso stesso testimonianza di fede e di cultura, e come tale viene proposto nel riuscito allestimento, corredato dalle tavole, poste nello scalone, che ripercorrono la successione cronologica degli eventi storici e degli arcivescovi che hanno guidato l'Arcivescovado di Ravenna.

Antonella Ranaldi

(foto P. Bernabini) 

comunicato stampa

Museo Arcivescovile Ravenna   Museo Arcivescovile Ravenna - 2

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