Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Itinerari fra i monumenti ai caduti della Prima Guerra Mondiale (1915-1918) in Emilia-Romagna

MONUMENTI AI CADUTI E IDENTITA’
di Paola Monari

Scriveva Benedetto Croce che “l’identità di un Paese è la sua storia, cosi il monumento ai Caduti diviene lo specchio della storia dell'identità della comunità”.

Al termine della Prima Guerra Mondiale migliaia di monumenti ai Caduti vengono eretti in tutta la penisola, dai capoluoghi di provincia alle più modeste località, nei cui negozi saranno per anni reperibili solo una o due cartoline con le attrazioni locali: la chiesa parrocchiale e il monumento ai Caduti. Sorgono in luoghi di massima visibilità, come la piazza principale, o in spazi frequentati da viaggiatori di passaggio, come un incrocio, la piazza della stazione, i giardini pubblici, o, dopo il 1922, nei nuovi Parchi della Rimembranza, spesso decentrati ma ampi; diventano oggetto di culto, venerazione popolare e contribuiscono a far radicare nelle comunità il senso di appartenenza. A realizzarli sono chiamati artisti generalmente scelti mediante concorsi e disponibili alle esigenze di una scultura celebrativa, che deve adottare un’iconografia coerente con l'ideologia della committenza e comprensibile al grande pubblico: scultori (a volte celebri), ma anche architetti e pittori, fonditori e scalpellini, maestranze locali, i cui nomi sono talvolta scolpiti nel marmo o nel bronzo.
Il risultato è, nel complesso, un insieme abbastanza uniforme di opere che rappresentano - soprattutto durante il regime fascista che se ne serve come strumento di propaganda - il Fante quale nuovo eroe di guerra, le allegorie della Vittoria, della Madrepatria, dell’Uomo Nuovo, senza particolari esempi di unicità e qualità. Ciò accende le proteste di intellettuali e politici che vorrebbero porre un freno alla proliferazione di lavori di scarso valore artistico. Ma inutilmente, perché i monumenti continuano a sorgere con la tacita approvazione degli ambienti politici ufficiali almeno fino al 1928, quando una circolare ministeriale invita le amministrazioni locali a limitare le spese per i monumenti commemorativi e ad impiegare i fondi raccolti dai comitati promotori per la realizzazione di opere di pubblica utilità. Solo allora la produzione rallenta, fino quasi a bloccarsi intorno al 1930.

Molti monumenti ai Caduti segnano ancora il nostro paesaggio urbano. Mutilati nei primi Anni Quaranta durante la campagna di raccolta dei metalli per la costruzione di armamenti, a dispetto delle comunità che li avevano voluti e finanziati; alterati dopo la Seconda Guerra Mondiale; spesso spostati di sede, smembrati e assemblati in contesti differenti dall’originale; imbrattati, o semplicemente trascurati, essi continuano a ricordarci una pagina dolorosa e importante della nostra storia

Nel 2011 la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna - oggi (2015) Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - ha avviato nel territorio di competenza il censimento dei monumenti ai Caduti della Prima Guerra Mondiale. I circa 380 manufatti individuati fino al 2014 - monumenti,cippi, lapidi, edicole, edifici - sono stati fotografati, descritti ed inseriti nel sito istituzionale, raggruppati secondo gli storici territori provinciali.
Le schede sono esempi utili a dare l’idea del clima storico, sociale e artistico locale in cui i monumenti ai Caduti sono nati e delle vicissitudini di cui sono stati protagonisti nel tempo segnato dalla Seconda Guerra Mondiale, dalla caduta del fascismo, dal diverso sentire dei nostri giorni.

La ricerca continua e i risultati costituiscono la base per la catalogazione dei monumenti ai Caduti della Prima Guerra Mondiale in corso a cura dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.


Sull’argomento cfr. fra gli altri:

E. Bairati, A. Finocchi, Arte in Italia. Lineamenti di storia e materiali di studio, vol. 3, Loescher, Torino, 1988, pp. 599-600;
G. Vigna, Formigosa, il valore della memoria. Restaurato il monumento ai Caduti, in “Gazzetta di Mantova”, 20 settembre 2004;
S. Zava, Il dovere della memoria. Censimento dei Caduti della Grande Guerra a Padova e provincia, tesi di laurea in Corso di Laurea Magistrale in Storia delle arti e conservazione dei beni artistici, Università Ca’ Foscari di Venezia, A.A. 2011/2012;
Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Parma e Piacenza, La Grande Guerra. Monumenti e testimonianze nelle province di Parma e Piacenza, Parma, Grafiche STEP, 2013;
L. Ronchetti (a cura di), I monumenti ai Caduti della Grande Guerra. Il censimento per la provincia di Lecco, Pietro Macchione Editore, 2014;
http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/121/itinerari/17/18/0;
http://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/spip.php?article451;
http://www.pietredimemoria.it;
http://www.galatina.it/il-tributo-di-dolore-dei-galatinesi-alla-grande-guerra;
http://178.32.143.54/bibliola/ec7164199ec5eaec1968a30eeb862f4d.pdf; http://www.monumentigrandeguerra.it/;
http://www.grandeguerra.ccm.it/files/grandeguerra_archivio_it_1304_file_pdf_orig.pdf

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