Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

03 - Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre e il Diluvio Universale

di Danela Ferriani, Donatella Mascalchi
Adamo ed Eva, particolare dopo il restauro
Scritta in vecchia fodera del Diluvio Universale
Tipo
restauri
Nazione
Italia
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Modena
Comune
Modena
Data compilazione
2010

Ubicazione/Come arrivare

Istituti che hanno collaborato:

Soprintendenza per i beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Modena e Reggio Emilia
Piazzale Sant'Agostino 337
41100 - Modena
Soprintendente dott. Stefano Casciu
Tel..  059 4395711
Fax  059 230196
e-mail: spsae-mo@beniculturali.it
www.galleriaestense.beniculturali.it
 
Opificio delle Pietre Dure Firenze
 
Università degli studi della Tuscia, Viterbo - Istituto di Fisica applicata e ICVBC del CNR, Sesto Fiorentino, Firenze
 

Descrizione

Restauro di due arazzi fiamminghi del sec. XVI del Museo del Tesoro del Duomo di Modena

Il restauro di due dei 21 arazzi di bottega fiamminga del secolo XVI, di proprietà del Capitolo Metropolitano del Duomo di Modena (figg. 1-2), ha potuto realizzarsi negli anni 2008-2009 grazie alla sponsorizzazione della Fondazione Rangoni Machiavelli di Modena, e con patrocinio e sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Storici ed Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia. Per tale iniziativa si è seguita la normativa contenuta con D.Lgsl.42/2004, art. 120, firmandosi nel gennaio del 2008 apposita convenzione fra le parti, dove la Fondazione, nella persona dell'attuale Presidente Claudio Rangoni Machiavelli, ha posto quale finalità del contributo il poter intitolare la pertinente sala espositiva del Museo del Duomo alla memoria del padre Rolando Rangoni Machiavelli che, deceduto nel 2002, per quasi sessant'anni (dal 1942 al 2001) ebbe a presiedere l'ente.

L'importanza di questi arazzi e, di conseguenza, l'importanza di questa iniziativa, dipende anche dal fatto che si tratta di beni culturali appartenenti dal dicembre del 1997 al patrimonio Unesco entro il sito intitolato al Duomo di Modena, alla Torre Civica Ghirlandina e a piazza Grande. All'affidamento dei lavori si è provveduto tramite gara fra le ditte note per essere particolarmente esperte nel settore dei tessili antichi. Ne è risultata vincitrice la Ditta Tissage.Conservazione e restauro di tessili antichi, di Donatella Mascalchi, di Signa (FI). Incaricata della progettazione e della direzione dei lavori è stata Daniela Ferriani, storica dell'arte della Soprintendenza. La consegna dei due arazzi si è fatta alla Ditta Tissage nel gennaio del 2009, con durata dell'intervento di un anno e tre mesi. Le indagini scientifiche preliminari al restauro si sono offerte alla Soprintendenza di Modena da parte di laboratori di ricerca statali ed universitari, e di Città del Vaticano. Questi due arazzi, di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre e del Diluvio Universale, insieme con altri sei ‘panni' fanno parte della serie con Storie del Genesi (la Creazione e le Storie di Noè). È questa la serie attribuita da Nello Forti Grazzini al Maestro della Marca Geometrica. Lo studioso ebbe modo di osservare tutti gli arazzi -quando ancora il Museo del Tesoro del Duomo non esisteva- attraverso un rapidissimo esame durante il loro svolgimento dai rulli, fatto per poterli fotografare e pubblicare nell'edizione intitolata al Duomo di Modena dalla casa Franco Cosimo Panini (1999). Potè così esaminare le due marche, l'una presente nel Diluvio Universale, e l'altra nell'Invenzione delle Arti6. Il presente restauro del Diluvio servirà agli storici specialisti anche per verificare nuovamente quella marca che si trova in basso a destra nella bordura, (fig. 3) fino ad oggi interpretata, appunto, come del Maestro della Marca Geometrica, arazziere attivo a Bruxelles fra il 1560 e il 15707. Insieme con altri 16 pezzi delle Storie di Giacobbe e delle Storie di David, forse di arazzieri minori della città di Oudenaarde, furono donati dal conte modenese Sertorio Sertori il 4 di maggio del 1593, per servire da addobbo al Duomo durante le celebrazioni. Tale vero e proprio dono e non solo prestito, venne a seguire i prestiti che a tale fine venivano fatti di solito dai "monaci neri" di San Pietro. Tali pitture di lana e di seta, che erano utilizzate come pitture parietali mobili avendo infatti lo scopo di poter essere spostate se la nobile famiglia proprietaria cambiava dimora, furono dunque donate in numero di 22 pezzi, essendovi compreso un estraneo Paesaggio con animali. Se le otto storie più belle, quelle del Genesi realizzate con tutta probabilità proprio a Bruxelles, furono per lo più destinate a recingere l'altare maggiore sopra il presbiterio, gli arazzi con le Storie di David e quelli con le Storie di Giacobbe, furono cuciti, alcuni a due a due, altri a gruppi di tre, per fungere da tappeto lungo la scalinata lignea che, nella prima metà dell'Ottocento univa l'aula maggiore al presbiterio sopraelevato (dove è oggi invece il pontile dei maestri Campionesi). Particolare attenzione si è dunque posta alle scritte che si sono trovate sulla antica fodera degli arazzi, e che segnano la sequenza della loro disposizione intorno all'altare, documentata nel 1825. Così, per il Diluvio Universale, questo fu segnato in quegli anni con la parola "S.mo" e con il numero 6. (fig 5) Il restauro di oggi è il primo in assoluto nel tempo, ma le intenzioni su questo argomento, risalgono addirittura al novembre del 1596, quando, dopo aver sottoscritto il contratto, taluni malandrini ‘imprenditori' di allora se ne scapparono dopo aver intascato l'anticipo, come è ricordato nei Documenti della Fabbriceria: "a m.o Giulio e m.o Lazaro compagni tapezieri ho pagato in più volte ducatoni 32 a bon conto dell'accordo d'accomodare li 22 pezzi di razzo già donato al duomo dall'Illustrissimo Sig. Conte Sartorio de Sartori, ma li detti maestri s'adorno con Dio dopo ch'ebbero hauti li ducatoni 32 lasciando l'opera imperfetta". Nel 1682 pare si facesse un altro tentativo - del quale si dirà meglio fra breve -, forse di troppo costo per essere continuato. In età moderna è dal 1931 che si parla di vero e proprio restauro.

Dopo l’espletarsi di una ricerca di mercato condotta fra le ditte più qualificate nel settore, è stata incaricata di realizzare il restauro la Ditta Tissage.Conservazione e restauro di tessili antichi di Signa (FI), la cui titolare, Donatella Mascalchi, si è avvalsa della collaborazione di Elisa Bracaleoni, Chiara Casini, Federica Favaloro, Viola Ceppetelli, Cristina Nencioni, Valentina Sonnati, Isabella Sanfilippo. L’intervento si è concluso nell’aprile del 2010. Le prime fasi di intervento intese alla pulitura con macro- aspirazione e alla rimozione della materia estranea ( sedimenti di polvere, toppe, frammenti di vecchie fodere, rammendi grossolani che creavano dannose trazioni fra gli “stacchi”, ovvero fra le giunzioni di trama con trama ) hanno fatto riscoprire segni e tracce ricollegabili a taluni degli episodi documentati dalle fonti storiche della Fabbriceria del Duomo. Così, ad esempio, la presenza di un primo sostegno subito aderente al retro, costituito da una fascia perimetrale in tela di colore blu Genova e da due bande verticali verso il centro, è forse da attribuirsi all’intervento di una certa Margherita, che nel 1596 ebbe l’incarico di provvedere ad un sistema per appendere gli arazzi; inoltre, il nastro di velluto azzurro che nascondeva le cimose dei due lati orizzontali, ormai fin da allora troppo consunte, è da imputarsi a quell’impegno, sempre preso nel 1596 e subito fallito, di far restaurare gli arazzi ad una “banda” di arazzieri, che invece fuggirono non appena intascato l’anticipo, rimanendo alla fabbrica del Duomo solo la possibilità di acquistare un panno turchino per ricoprire i bordi, in cima e in basso. In un frammento di vecchia fodera la scritta S.mo 6 indica la posizione del Diluvio Universale entro la sequenza degli arazzi con la Genesi che cingevano, come detto, l’altare sul presbiterio alto. Inoltre si è potuto assodare che specie nell’Adamo ed Eva i contorni dei corpi e il loro sfumato fu in antico migliorato da un intervento cromatico a pennello, non sappiamo se fin dall’origine ( anche presso le botteghe di Bruxelles vi era la tendenza, per altro controllata dalle autorità, di mistificare l’effetto finale del prodotto con un intervento a pittura) , oppure se tale intervento sia da attribuire ad un episodio del 1682 di una prima prova di restauro degli arazzi ( ma non sappiamo quali), senza che si potesse proseguire per l’eccessivo costo.
Dopo la rimozione delle toppe (alcune delle quali applicate in antico ricavandole da ritagli di altri arazzi , ovvero da loro “innesti”, per utilizzare una parola dell’attuale vocabolario del restauro ), ed a seguito dei consueti test preliminari per misurare la solidità del colore, si è proceduto con il lavaggio per immersione dell’uno e poi dell’altro, dopo aver riordinato tutti i fili dell’ordito e delle trame nella loro posizione di tessitura. Dal punto di vista del recupero della materia costitutiva, le grandi lacune, che occupavano soprattutto le bordure a fiori, hanno avuto la necessità di un restauro integrativo, dato dall’aggiunta dei relativi segmenti di filo appositamente tinti, operandosi poi un restauro conservativo, ovvero di consolidamento, che è consistito nel fissare tutti i fili a pannelli di lino, del medesimo non-colore dell’ordito, cuciti sul retro. Il restauro di tipo integrativo ha interessato soprattutto, nella bordura del Diluvio Universale in basso a destra, la marca del Maestro detto della marca geometrica, riguadagnando quanto possibile della residua trama frammentaria originale, al fine di restituire una corretta leggibilità, ma senza aggiunte di invenzione.
La fodera finale è stata lasciata priva di cucitura nel bordo inferiore.
Fra le numerose indagini diagnostiche realizzate per l’occasione con richiesta presso numerosi istituti specializzate nel campo (il Laboratorio di Biologia dell’Opificio delle Pietre Dure , il settore di Chimica Analitica dell’Università della Tuscia,Viterbo, l’ Istituto di Fisica Applicata del CNR di Sesto Fiorentino e, del medesimo, l’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione di Beni Culturali), soprattutto interessante ci sembra quella colorimetrica atta a testare l’intensità cromatica di un punto di colore prima e dopo il lavaggio, al fine anche da fungere da campione operativo nel caso di prossimi interventi di restauro con tale tipo di pulitura. L’esame ravvicinato al microscopio ottico ha riconosciuto la materia costitutiva ed il suo stato, così apprendendosi che la lana di ordito e di trama era ben conservata, mentre il maggiore degrado apparteneva alla seta, il cui filo fu usato solo per le zone cromatiche di luce al fine di guadagnare un effetto di lucentezza oltre che di chiaro.
Con la spettrofotometria, ovvero con l’analisi degli spettri di riflettanza e con il seguente confronto per data-base, si sono riconosciute le tinte usate per i filati: il guado, la robbia, il cartamo, e il campeggio . L’approfondimento a seguire potrà dare risultati indiziari più specifici, utili a meglio identificare e conoscere l’arazziere fiammingo.
Le indagini hanno poi chiarito l’imprevisto comparire, durante il lavaggio, di numerose fitte macchie a pioggia sul corpo dell’Adamo, con comprensibile preoccupazione da parte della restauratrice. Gli esami chimici chiarivano che non si trattava di cera, ma di olio di ghianda, scoprendosi che tale sostanza, in preparazione del rito, si miscelava all’acqua benedetta per addensarla quando ne veniva colmato l’aspersorio: ecco allora la molto probabile traccia di una benedizione impartita con grande energia da parte del celebrante.
 

Bibliografia

P. MONARI (a cura di), Ricerche per lo studio e la valorizzazione dei beni culturali. Sperimentazioni in Emilia-Romagna.  Atti del Convegno organizzato il 26 marzo 2010 dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna nell'ambito del XVII Salone dell'Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali (Ferrara, 25-28 marzo 2010), Bologna 2010, pp. 29-47.

N. Forti Grazzini in Il Duomo di Modena, a cura di C. Frugoni, 1999, III, pp. 135- 143 e pp.458 -473, con bibliografia precedente.

 

Itinerari collegati

Studi e ricerche in Emilia-Romagna: attivitą degli Istituti MiBAC nel 2009
  • Tipo restauri
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Province varie

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