Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

06 - Il Museo Archeologico di Classe

di Sergio Fioravanti, Fabrizio Corbara, Giorgio Gruppioni
1 RavennAntica — Fondazione Parco Archeologico di Classe
2 Interno di un laboratorio
Tipo
restauri
Nazione
Italia
Regione
Emilia Romagna
Provincia
Ravenna
Comune
Ravenna
Data compilazione
2010

Abstract

La Fondazione RavennAntica, è stata istituita nel 2001 per la valorizzazione dello straordinario patrimonio archeologico della città di Ravenna. In particolare, per la realizzazione ex novo attorno alla Basilica di Sant'Apollinare, laddove sorgeva l'antica città di Classe, di un grande parco archeologico con annesso Museo, destinato a diventare uno dei più prestigiosi del Paese.
A questo scopo, negli anni, si è proceduto alla restituzione alla fruizione pubblica di siti archeologici di assoluto rilievo, quali la Domus dei Tappeti di Pietra; alla ripresa dell'attività di scavo e di allestimento per l'apertura al pubblico dell'area archeologica di Classe, ad una significativa attività di restauro di reperti, in particolare musivi; all'allestimento, nella trecentesca chiesa di San Nicolò, anch'essa restituita alla fruizione pubblica, di importanti eventi espositivi (7 in 7 anni, a partire dal 2003). Ed infine alla costruzione del Museo archeologico, attraverso il recupero di un edificio di archeologia industriale.

Ubicazione/Come arrivare

Istituto
RavennAntica – Fondazione Parco Archeologico di Classe
Via Gordini, n. 27
48121 Ravenna (RA)
tel. 0544 36136
fax. 0544 242634
cell. 335 1428176
mail. press@ravennantica.org
web. www.ravennantica.it

Descrizione

La Fondazione RavennAntica, è stata istituita nel 2001 per la valorizzazione dello straordinario patrimonio archeologico della città di Ravenna. In particolare, per la realizzazione ex novo attorno alla Basilica di Sant'Apollinare, laddove sorgeva l'antica città di Classe, di un grande parco archeologico con annesso Museo, destinato a diventare uno dei più prestigiosi del Paese.
A questo scopo, negli anni, si è proceduto alla restituzione alla fruizione pubblica di siti archeologici di assoluto rilievo, quali la Domus dei Tappeti di Pietra; alla ripresa dell'attività di scavo e di allestimento per l'apertura al pubblico dell'area archeologica di Classe, ad una significativa attività di restauro di reperti, in particolare musivi; all'allestimento, nella trecentesca chiesa di San Nicolò, anch'essa restituita alla fruizione pubblica, di importanti eventi espositivi (7 in 7 anni, a partire dal 2003). Ed infine alla costruzione del Museo archeologico, attraverso il recupero di un edificio di archeologia industriale.
Tale Museo è stato voluto e concepito dal Comitato scientifico presieduto dal professor Andrea Carandini, nel quale siedono studiosi di fama quali il professor Carlo Bertelli, i titolari degli organi di tutela del MiBAC – Direttore regionale e Soprintendenti - e importanti studiosi dell'Università di Bologna, in modo del tutto inusuale.
Non un tradizionale Museo archeologico, bensì un Museo in grado di raccontare l'avvincente storia di una città – Ravenna – che è stata tre volte capitale e del suo territorio. Un museo capace di esplorare le inedite relazioni che possono oggi costruirsi fra conservazione del patrimonio archeologico, valorizzazione e promozione della sua funzione più ampia, anche attraverso le moderne tecnologie. Un luogo vivo e vitale, sede di eventi di ampio respiro, ricco di relazioni eccellenti, sul versante dell'archeologia e del restauro, a livello nazionale ed internazionale.
L'apertura al pubblico dell'area espositiva del Museo è prevista per il 2013, mentre è in corso di attivazione la filiera dei laboratori di restauro, già completati e compiutamente allestiti.
Si tratta di 12 laboratori, per un totale di 1670 mq di superficie con annessi oltre 3.500 mq di depositi, per lo studio e il restauro dei materiali vitrei, ceramici, metallici, organici, paleobotanici e soprattutto per lo studio e il restauro dei reperti musivi – vera e propria eccellenza ravennate. E ancora per le analisi del DNA antico e per le tecnologie di bioarcheologia virtuale. I laboratori sono stati progettati con una duplice vocazione per il restauro dei reperti che troveranno stabile collocazione nel progetto espositivo del Museo, ma anche, e soprattutto, sul versante del mosaico e del DNA antico, quali centri di eccellenza di rilievo nazionale ed internazionale.
Con il laboratorio di restauro dei mosaici antichi si intende mettere a disposizione il saper fare, per molti versi unico, dei mosaicisti ravennati per progetti di cooperazione e tutela del patrimonio musivo dei paesi del Mediterraneo sulla scorta della positiva esperienza già compiuta con il restauro, ad opera di RavennAntica, dei mosaici della Cittadella di Damasco. A cui si aggiungono ulteriori progetti internazionali in fase avanzata di definizione.
Sul versante del DNA antico e delle tecnologie virtuali applicate ai reperti bioarcheologici troveranno collocazione nel Museo di Classe le attività di ricerca dell'équipe dell'Università di Bologna - sede di Ravenna - presieduta dal professor Giorgio Gruppioni, attualmente impegnata nell'analisi delle spoglie di Caravaggio.
I laboratori di restauro del Museo di Classe sono gestiti, similmente a quanto accade per l'intero progetto di Parco, per il tramite di una intesa fra la Fondazione RavennAntica, la Direzione Regionale per i Beni Culturali dell’Emilia-Romagna, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna, l’Università di Bologna e la Fondazione Flaminia con l'obiettivo di mettere in rete e in valore l'intero patrimonio di competenze e saperi eccellenti della città.
Il progetto del parco archeologico di Classe nasce da una fattiva collaborazione fra Istituzioni locali, organi statali preposti alla tutela, Università, Fondazioni bancarie e rappresenta, anche dal punto di vista istituzionale, una innovazione di rilievo nazionale.
Le analisi del DNA, estratto da reperti biologici del passato, e le moderne tecnologie virtuali applicate allo studio e al restauro dei reperti bioarcheologici, sono strumenti innovativi ed efficaci di indagine e di supporto per ricostruire la storia di individui, popoli e civiltà del passato, nonché per la valorizzazione e fruizione dei beni culturali del territorio.
1) Le analisi del DNA estratto da reperti biologici del passato, umani, animali e vegetali, provenienti da scavi archeologici, forniscono informazioni scientificamente rilevanti in molteplici indagini riconducibili ai seguenti obiettivi:
- ricostruzione dei movimenti migratori e degli eventuali rapporti di continuità genetica fra popolazioni antiche, recenti ed attuali;
- riconoscimento individuale e determinazione delle relazioni parentali fra inumati rinvenuti all’interno di sepolture multiple;
- identificazione, origine e diffusione di malattie del passato;
- riconoscimento di specie animali e vegetali rinvenute in contesti archeologici, ricostruzione dei processi di domesticazione ed inferenze sulle condizioni climatiche e ambientali;
- informazioni sulla dieta e sulle modalità di sussistenza delle popolazioni del passato.
2) L'approccio allo studio dei reperti bioarcheologici mediante tecnologie virtuali, offre la possibilità, a partire dalla scansione digitale dei reperti mediante l’impiego di strumenti e tecniche di reverse engineering e la creazione di modelli digitali 3D dei reperti stessi, di lavorare in ambiente virtuale con finalità scientifiche, applicative e di fruizione quali:
- restauro e ricostruzione di parti mancanti dei reperti bioarcheologici e dei manufatti recuperati negli scavi archeologici;
- studio e riproduzione a scopo museale di contesti archeologici particolarmente interessanti e creazione di modelli digitali che, inseriti in un ambiente virtuale interattivo, favoriscano la comunicazione e la diffusione delle informazioni;
- realizzazione di copie dei reperti originali, tramite prototipazione rapida dei modelli virtuali, per una più ampia ed efficace musealizzazione e fruizione dei reperti stessi, anche per soggetti non vedenti;
- Studi di morfologia e morfometria virtuale dei reperti bioarcheologici (es. analisi dell'anatomia scheletrica in un’ottica evolutiva, funzionale e patologica).
Il suddetto laboratorio sul DNA antico e sulle tecnologie virtuali applicate ai reperti bioarcheologici trova la sua collocazione ideale nell’ambito dei laboratori annessi al Museo e nel contesto del Parco Archeologico di Classe. Esso, infatti, potrà svolgere, da un lato, un ruolo importante per lo studio dei reperti provenienti dal sito archeologico e, dall’altro, una funzione insostituibile per il trasferimento delle conoscenze attraverso la realizzazione di efficaci sistemi di fruizione museale.

Bibliografia

Restauro: sinergie tra pubblico e privato, XVII Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali, Ferrara, 24-27 marzo 2010, a cura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, marzo 2010, pp. 184-187

Itinerari collegati

Studi e ricerche in Emilia-Romagna: attivitą degli Istituti MiBAC nel 2009
  • Tipo restauri
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Province varie

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