Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

12 - Valmozzola (PR), Oratorio di S. Enrico di Calcaiola: recupero strutturale

di Manuale Catarsi, Cristina Anghinetti, Patrizia Raggio, Giovanni Signani, Barbara Zilocchi
1 Oratorio di sant'Enrico di Calcaiola di Valmozzola. Materiali dallo scavo archeologico
2 Oratorio di Sant'Enrico (interno) prima del restauro 4 Oratorio di Calcaiola dopo i restauri
Tipo
restauri
Nazione
Italia
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Parma
Comune
Valmozzola
Data compilazione
2009

Descrizione

L’Oratorio di Sant’Enrico, citato per la prima volta in un documento del 1449, si trova nella media valle del Taro sulla sponda sinistra del fiume, su una paleofrana assestata, che reca tracce di un insediamento rustico di età romana.
L’edificio, in pietra locale, versava in uno stato di grave degrado quando nel 2002 il Comune di Valmozzola dava incarico per la progettazione del restauro, da spesarsi su fondi della Comunità Montana Ovest, agli architetti Giovanni Signani e Barbara Zilocchi.
Il crollo della volta, del tetto e della facciata, infatti, aveva interessato anche l’interno dell’aula compromettendone la stabilità. La perdita della funzione protettiva fornita dalla copertura aveva causato il dilavamento delle malte, con conseguenti dissesti e indebolimenti. Le murature rimaste - quelle longitudinali e il catino absidale, coperto da semicupola - risultavano slegate tra loro e presentavano fenomeni di frattura e un inizio di ribaltamento.
Le operazioni iniziali dell’intervento, interamente eseguito sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle Province di Parma e Piacenza (arch. Luciano Serchia), sono consistite in azioni di presidio statico dei setti longitudinali e nello spostamento del materiale lapideo crollato, opportunamente accatastato, scelto e distinto per tipo e dimensione. Sono così venute in luce una parte del muro di facciata, l’ingresso principale, l’imposta del portone e la pavimentazione in pietra sia dell’interno che del sagrato.
Per attuare il progetto di risanamento e di consolidamento, necessariamente pensato per fornire un appoggio omogeneo ed un legame strutturale alle pareti, che non avevano fondazione propria, sono state smontate tutte le lastre pavimentali, opportunamente numerate e rilevate.
Lo scavo archeologico che ne è seguito, funzionale alle operazioni di restauro, diretto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna (dott. Manuela Catarsi, con la collaborazione della dott.sa Patrizia Raggio), eseguito dalla Ditta Abacus (dott.sa Cristina Anghinetti), ha consentito di riconoscere almeno quattro fasi edilizie e di retrodatare il complesso all’Altomedioevo.
Contestualmente alla fase di scavo sono proseguite le operazioni di cucitura dei muri dell’aula, di restauro dei paramenti con la stesura di biocida a largo spettro, di conseguente stuccatura a malta di calce secondo un criterio distintivo tra superfici esterne ed interne e tra quelle esistenti e le parti di muratura rimesse in opera. In particolare la stuccatura dei paramenti murari esterni superstiti è stata attuata con una stilatura meno regolare, parzialmente ‘sbordante’, in maniera da uniformarsi alla tessitura antica, su cui permanevano le tracce di una tenacissima malta di calce.
Durante le lavorazioni di cucitura muraria e di consolidamento del catino absidale, si è proceduto al restauro delle superfici, conservando le tracce di malta rinvenute e soprammesse tra loro, operando un intervento rigorosamente conservativo, optando per la stesura di un intonachino di lieve spessore, nelle parti di muratura in vista, in modo da lasciarne intravedere la tessitura. Si è inoltre operato il fissaggio dell’intonaco della parete e della pellicola pittorica dell’affresco, datato alla seconda metà del XIV secolo, raffigurante quattro Santi tra cui è riconoscibile il Battista.
Sotto la sorveglianza della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico delle Province di Parma e Piacenza (dott.sa Mariangela Giusto), e con l’apporto della restauratrice Alessandra d’Elia, si sono eseguite le seguenti operazioni: fissaggio con carta giapponese e alcool polivinilico, consolidamento in profondità con malta di calce a basso peso specifico, pulitura con bicarbonato di ammonio e acqua demineralizzata deionizzata; il consolidamento superficiale, eseguito con alcool polivinilico, si è limitato a piccole porzioni, in quanto la pellicola pittorica era tenacemente ancorata all’intonaco. Sono state fatte piccole stuccature con malta di calce idraulica, con aggiunta di polvere di marmo bianco botticino e sabbia di tonalità gialla del Ticino e l’integrazione pittorica a velatura esclusivamente con tecnica a tratteggio.
E’ stata ripristinata la copertura con struttura di legno di castagno e manto tradizionale a piane di pietra arenaria. Si è quindi proseguito il consolidamento con cordolature perimetrali (direzione strutturale ing. Giuseppe Stefanini), passanti con chiavi di taglio a livello del piano di appoggio dei muri longitudinali e trasversale di facciata. La quota pavimentale è stata infine risanata con rimontaggio delle lastre di arenaria.

Cronologia

2008

Bibliografia

M. CATARSI, C. ANGHINETTI, P. RAGGIO, G. SIGNANI, B. ZILOCCHI, Il recupero strutturale dell'oratorio di S. Enrico di Calcaiola di Valmozzola, in P. MONARI e A. SARDO (a cura di), Restauri in Emilia-Romagna: attività degli Istituti MiBAC nel 2008. Atti del Convegno organizzato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna nell'ambito del XVI Salone del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali (Ferrara, 25-28 marzo 2009), Bologna 2009; pp. 155-161

Mappa

Itinerari collegati

Restauri in Emilia-Romagna: attivitą degli Istituti MiBAC nel 2008
  • Tipo restauri
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Province varie

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