Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

07 - Bologna, Chiesa del SS. Salvatore: i restauri

di Antonella Ranaldi
1. Pianta della chiesa del SS. Salvatore a Bologna, nelle tavole di Gio. Carlo Sicinio Galli Bibiena, pubblicate nel volume di Giovanni Grisostomo Trombelli dedicato alla chiesa (1752)
2. Prospetto laterale della chiesa del SS. Salvatore a Bologna, nelle tavole di Gio. Carlo Sicinio Galli Bibiena, pubblicate nel volume di Giovanni Grisostomo Trombelli dedicato alla chiesa (1752). 3. Maerten Fransz van der Hulst, veduta dell’aula trasversa della chiesa di S. Maria degli Angeli a Roma, come si presentava dopo gli interventi di Michelangelo all’interno della sala a tre crociere delle Terme di Diocleziano 4. Veduta dell’interno della chiesa del SS. Salvatore dopo i restauri compiuti dalla Soprintendenza, conclusi nel 2008 5. Veduta dell’interno della chiesa del SS. Salvatore dopo i restauri compiuti dalla Soprintendenza, conclusi nel 2008
Tipo
restauri
Nazione
Italia
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Bologna
Comune
Bologna
Data compilazione
2009

Ubicazione/Come arrivare

Chiesa del SS. Salvatore a Bologna, via Cesare Battisti 16

Descrizione

La Soprintendenza BAP ha concluso nel 2008 il restauro dell’interno della chiesa del SS. Salvatore, proprietà demaniale del Fondo Edifici di Culto, sita a Bologna lungo l’antica via dell’Asse (attuale via IV Novembre). Il restauro è stato impostato nel 2000 ed è stato portato avanti anno per anno, per lotti successivi, grazie ai fondi della programmazione ordinaria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, suddivisi in sei lotti di intervento. La Soprintendenza si era presa cura di questo importante monumento già a partire degli anni Ottanta, con interventi che, sebbene non siano visibili, costituiscono il presupposto degli ultimi restauri. Si pose mano a partire dal 1984 al consolidamento delle volte e alla sistemazione dell’intera copertura, assicurando la stabilità complessiva e agendo sulle cause delle gravose infiltrazioni d’acqua che provenivano dal tetto a danno degli intonaci interni nella parte alta, localmente ammalorati con visibili macchie nei punti di infiltrazione. Furono inoltre sostituite le grandi vetrate dei finestroni con nuovi infissi.
L’interno si presentava prima del restauro uniformemente di colore verde-marrone; presumibilmente si trattava della tinteggiatura realizzata dall’Intendenza di Finanza nel 1899, o al più tardi tra gli anni Venti e Trenta, quando vennero rinnovati gli altari. Questa coloritura si presentava scurita dai depositi che si erano aggiunti nel tempo; le infiltrazioni dal tetto avevano inoltre causato la formazione di macchie di umidità. L’aspetto complessivo e il diffuso degrado compromettevano la resa spaziale dell’architettura, nell’insieme luminosa e ariosa. Sfondati, membrature, risalti, partiture e decorazioni erano in modo uniforme coperti da un colore pesante e omogeneo, scurito dal tempo. Il restauro è stato esteso a tutte le superfici interne con trattamenti complessi di descialbatura e consolidamento degli stucchi e degli intonaci antichi, che ha permesso di approfondire tra l’altro la conoscenza di tecniche di esecuzione dei trattamenti superficiali, di per sé singolari, di scialbatura delle superfici interne su un intonaco di fondo che si presenta finito a cocciopesto.
Giovanni Ambrogio Mazenta, architetto milanese dell’ordine barnabita, è l’autore del progetto della chiesa, realizzata dal 1605 al 1623 dai Canonici Regolari del SS. Salvatore, che avevano sede nell’annesso convento. L’interno si caratterizza nella composizione della navata ad aula unica con cappelle laterali, dove risaltano le maestose colonne a tutto tondo che scandiscono il ritmo della navata, aprendo la strada a motivi che saranno sviluppati in modo ancor più scenografico nell’architettura barocca, come nel successivo esempio della chiesa romana di Santa Maria in Campitelli di Carlo Rainaldi. Per la soluzione della navata con colonne estroflesse, Mazenta aveva preso a modello le aule degli esempi antichi della basilica di Massenzio e delle terme di Diocleziano. La rimessa in luce delle coloriture originarie meglio valorizza la percezione dell’interno, riferibile nella resa dello spazio agli antichi esempi a cui l’architetto si era ispirato, quali potevano solo immaginarsi, riproposti in questa architettura composta ma innovativa dei primi decenni del Seicento. Le colonne scandiscono il ritmo della navata secondo il passo delle cappelle laterali; quella centrale più larga è a tutta altezza come la crociera della volta dell’aula, conferendo alla navata un’idea di centralità e di dilatazione del tutto nuova. Se ad Ambrogio Mazenta, che era stato anche l’architetto della vicina chiesa barnabita di San Paolo e del rinnovamento seicentesco della cattedrale bolognese di San Pietro, spettano l’ideazione e la difesa del progetto contro le critiche mosse ai suoi tempi, al bolognese Tommaso Martelli, nominato nei documenti architetto della fabbrica, si deve la realizzazione. Le statue e i capitelli che ornano l’interno furono eseguiti da Giovanni Tedeschi; le statue sulla facciata da Orazio Provaglia.
Un altro felice ritrovamento è stato quello delle finiture in oro delle statue e degli apparati decorativi nella cappella Orsoni, come anche sono state rimesse in luce le finiture in stucco e oro e le coloriture in finto marmo rosso e azzurro dei coretti aggiunti nel Settecento, anch’essi irriconoscibili perché coperti dalla stessa tinta verde-marrone data sul resto della chiesa.
Nel corso del restauro è stato inoltre affrontato il problema dell’umidità, dovuto alla risalita dell’acqua dal terreno, per la presenza di un canale che corre nel sottosuolo. L’acqua arrivava per risalita capillare ad un’altezza di ca. m. 1,50 su tutte le murature, con la formazione di evidenti efflorescenze, esfoliazioni e distacchi, con il risultato che nel giro di poco tempo si sarebbe presentato lo stesso problema anche dopo il restauro. Si è pensato al modo meno invasivo di intervenire, utilizzando dei piccoli apparecchi alimentati ad elettricità, se ne sono utilizzati 5 a coprire l’intera superficie della chiesa di ca. mq. 1.800; essi creano un campo elettro-magnetico che impedisce la risalita dell’acqua agendo su un raggio di 15 metri. Sulla scorta dei risultati raggiunti si è potuto verificare l’abbattimento del contenuto dell’acqua pari all’80% rispetto al dato iniziale. Si sono salvati in questo modo gli intonaci della parti basse, dove è più facile che cada l’occhio, evitando il formarsi di efflorescenze e di esfoliazioni. Per ultimo si sono rimontati gli storici lampadari in vetro di Murano, di cui si aveva testimonianza in alcune fotografie degli anni Cinquanta. Questi erano stati smontati e smembrati in tanti pezzi e accatastati in alcuni scatoloni. Il rimontaggio non è stato affatto facile, ma sulla scorta delle fotografie se ne è venuti a capo, grazie alla pazienza dei restauratori che vi hanno lavorato. Sono in tutto otto, sei collocati davanti a ciascuna cappella, gli altri due ai lati dell’altare maggiore. L’effetto di luce e atmosfera che essi creano non ha eguali e porta anche a confrontarne l’efficacia rispetto agli attuali e più in voga moderni sistemi di illuminazione all’interno degli edifici di culto. I lampadari pendenti, fissati all’estradosso delle volte, sono stati dotati di argano che ne permette la calata per le operazioni di manutenzione. L’illuminazione si completa con quella installata all’inizio dei lavori sopra il cornicione che rigira lungo il perimetro della chiesa. L’inaugurazione non ufficiale di questi ultimi lavori è stata a Pasqua dello scorso anno con la rappresentazione della Passione di Cristo nella suggestiva cornice della chiesa illuminata a tratti con candele, a tratti con i lampadari, collaudati in quell’occasione: uno spettacolo che ricrea l’ambientazione scenografica della chiesa seicentesca che era, insieme all’annesso convento dei canonici, un centro vitale di cultura e spiritualità.

Cronologia

2008

Bibliografia

A. Ranaldi, Restauri della Chiesa del SS. Salvatore a Bologna, In P. MONARI E SARDO A. (a cura di), Restauri in Emilia-Romagna: attività degli Istituti MiBAC nel 2008. Atti del Convegno organizzato Dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna Nell'ambito del XVI Salone del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali (Ferrara, 25-28 marzo 2009), Bologna 2009, pp. 83-97

Mappa

Itinerari collegati

Restauri in Emilia-Romagna: attivitą degli Istituti MiBAC nel 2008
  • Tipo restauri
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Province varie

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