Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

01 - Bologna, Archivio di Stato: Il globo terrestre di Vincenzo Coronelli. Una lunga avventura

di Francesca Boris e Manuela Mattioli
1-Il globo prima del restauro
2-Effige del Coronelli 3-Particolare di un cartiglio 4-il globo a restauro ultimato 6-Il globo al museo
Tipo
restauri
Nazione
Italia
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Bologna
Comune
Bologna
Data compilazione
2009

Ubicazione/Come arrivare

Archivio di Stato di Bologna
Piazza dei Celestini 4

Descrizione

Trasferimenti rischiosi, intrighi politici, bombardamenti, vicende conservative al limite del pericolo si intrecciano nell’avventura secolare del globo terrestre di Vincenzo Coronelli di proprietà dell’Archivio di Stato di Bologna. Il globo celeste che dalle origini lo accompagnava, fino a un certo punto compagno di sventure, in seguito fu allontanato e viene considerato perduto.
I due globi appaiono ancora intatti, ma come “due mappamondi in cattivo stato”, nel 1877, fra le suppellettili conservate nell’Archivio Demaniale, presso l’antico convento dei Celestini, che raccoglieva gli archivi delle Corporazioni religiose soppresse nel periodo napoleonico e oltre. Erano quindi un retaggio proveniente dal mondo dei conventi e delle chiese bolognesi. E’ stato supposto che il Senato di Bologna avesse ricevuto l’omaggio dei due globi di Coronelli dal senato veneziano, intorno alla fine del Seicento o all’inizio del Settecento, e li avesse poi esposti in una chiesa, forse Santa Maria dei Servi. In ogni caso, nella seconda metà dell’Ottocento i globi, già malconci, si trovavano all’Archivio Demaniale. E con tutto il materiale archivistico delle Corporazioni religiose confluirono nell’appena costituito Archivio di Stato, nella sua sede di palazzo Galvani. Qui vengono segnalati nel 1899 da uno studioso, Matteo Fiorini, che nota come uno di loro sia stato ulteriormente danneggiato dal trasporto.
Dall’Archivio di Stato i globi dovevano ripartire dopo più di sessant’anni, nel 1941, in piena guerra mondiale, per un’altra complessa spedizione, che sarebbe stata a quanto pare fatale per il globo celeste. Il ministero dell’Interno li reclamava a Roma, per un inaspettato quanto necessario restauro (l’Istituto di Patologia del Libro era stato fondato da pochi anni, per espressa volontà del regime). Gli intenti dovevano essere altri per i globi, i quali sembra che fossero destinati ad avere sede, una volta restaurati, a Palazzo Venezia. Si occupò della loro sorte in particolare l’allora sottosegretario agli Interni Guido Buffarini Guidi, personaggio di spicco della cerchia di Mussolini e membro del Gran Consiglio del Fascismo, che arrivò a separare i due globi portando a Pisa, dove risiedeva la sua famiglia, il forse più affascinante globo celeste. In ogni caso questo si deduce da una lettera del Ministero di molti anni dopo, dove si parla della distruzione del globo celeste, avvenuta nel 1945 per un bombardamento sul deposito di una fabbrica pisana dove la famiglia Buffarini aveva collocato il prezioso reperto. Non sembra siano state svolte ulteriori inchieste sulla scomparsa di questo bellissimo manufatto, forse appartenente all’edizione del globo celeste dedicata da Coronelli nel 1691 al cardinale Pietro Ottoboni.
La stessa lettera del Ministero dell’Interno che comunicava la perdita del globo celeste indicava la sopravvivenza di quello terrestre, che risultava nel 1950 conservato all’Archivio di Stato di Roma e di cui si stava completando il restauro. Ma dovevano passare ancora diciassette anni, e le proteste di molti studiosi, perché l’Archivio di Stato di Bologna riuscisse a ottenere la restituzione del globo superstite, da allora collocato nel corridoio della Direzione e in seguito all’interno del locale stesso della Direzione. Le condizioni del globo, nonostante o forse proprio a causa di operazioni di restauro interrotte e riprese più volte attraverso il tempo, rimanevano precarie, e non sono migliorate nei successivi quarant’anni. Sul finire del 2007 la necessità urgente di un restauro conservativo moderno e di una nuova collocazione più adeguata dal punto di vista della conservazione hanno indotto la Direzione dell’Archivio di Stato a finanziare il restauro del globo terrestre presso un laboratorio bolognese di provata esperienza, e a richiedere la sua successiva esposizione presso il Museo di Palazzo Poggi, dove potrà essere meglio ammirato dalla città che lo accolse alcuni secoli fa. L’Università si è dimostrata lieta di accogliere la proposta.
Il globo terrestre di Vincenzo Coronelli, restituito alla sua primitiva bellezza dal restauro eseguito con perizia da Manuela Mattioli, con la sua superficie dorata gremita di cartigli e raffigurazioni fantasiose di popoli e paesi, è insieme uno sguardo sulla cultura eclettica del Seicento e il ritorno alla luce di un’opera importante del patrimonio artistico bolognese, di cui si erano in parte perse le tracce, e che ha percorso una lunga storia avventurosa prima di tornare fra noi.

Il restauro. Il globo, di proprietà dell’Archivio di Stato di Bologna, di Vincenzo Coronelli (Venezia 1650-1718) appartiene probabilmente all’edizione 1692-93. Il diametro misura cm.108. Il materiale di cui il globo è costituito è legno, cartapesta, gesso, carta, ferro. Presenta ventiquattro fusi e calotte polari a stampa. Il meridiano è in legno e carta e il basamento coevo è in legno, con carte al circolo dell’orizzonte.
Coronelli fu un ingegnoso costruttore di globi. Che questo globo terrestre appartenga all’edizione del 1692 – 1693 lo possiamo dedurre dal grande cartiglio posto sotto la Nuova Hollanda, dove abbiamo la dedica che celebra il Doge Morosini e, ai piedi del putto, la citazione dell’Atlante Veneto, che il nostro pubblica nel 1690. Esistono edizioni ed esemplari precedenti e successivi a questo. Le lastre utilizzate per realizzare i fusi vennero stampate solo fino alla morte dell’autore.
Quasi mai coerente e lineare nell’esecuzione, Coronelli realizza la struttura interna di questo globo in legno, secondo lo schema da lui descritto e maggiormente usato. Di fattura un po’ grossolana, questa sorta di “gabbia” è stata rivestita di cartapesta, regolarizzata da un sottile strato di gesso su cui sono stati incollati a guisa di fodera, pagine di un libro (un’opera di Coronelli stesso?). In ultimo i ventiquattro fusi e le calotte polari, poi decorati ad acquerello. Coronelli descrisse dettagliatamente le colle, i colori e le vernici da usare per i suoi lavori, anche se poi si adattava ai materiali che trovava in loco e alle possibilità economiche del committente.
I globi sono affascinanti oggetti polimaterici. Problematici in ambito conservativo e con la doppia valenza di essere stati usati come strumenti di studio e oggetti di grande prestigio.
L’attuale restauro ha mostrato chiaramente tutto questo. Inoltre ha dato la possibilità di entrare anche materialmente dentro all’oggetto, di arricchire la nostra conoscenza sul modo di operare dell’autore.
E’ stata indagata la superficie del globo con la Spettrofotometria FT-IR. Restano vaste stesure della vernice originale, che è stata identificata come gommalacca. Interessante la presenza di ossalato di calcio sulla superficie cartacea. Una sostanza inorganica frutto della mineralizzazione di vernici e patine organiche esposte all’aria.
Il restauro ha dovuto affrontare, ed in parte accettare, i danni irreversibili causati non solo dal tempo, ma dall’uso e da gravi traumi subiti durante i vari spostamenti. Scriteriati e ormai obsoleti interventi di riparazione hanno favorito il degrado. Il criterio scelto è stato prettamente conservativo. Si è deciso di rispettare alcuni dei precedenti interventi poiché la rimozione avrebbe causato ulteriori traumi alla struttura e soprattutto alla carta, in molte parti abrasa e deteriorata da procedure e colle inadatte. E’ stato necessario entrare all’interno per rimuovere l’inedito contrappeso, un mattone, che staccatosi, stava causando danni alla struttura.
Assieme a questo e ad altri “detriti”, si sono estratti frammenti di carta manoscritta del tardo ottocento, importanti tracce di un primo restauro di ambito bolognese.
La pulitura di tutte le superfici cartacee da sporco, vecchie colle e maldestre integrazioni, ha permesso di recuperare la leggibilità del globo e dell’orizzonte. I residui della vernice originale del globo sono stati conservati, rimossi invece sulle carte dell’orizzonte dove erano fortemente alterati ed anneriti. Alcuni dei precedenti incollaggi sono stati revisionati, per ripristinare una migliore curvatura della superficie, consolidarla ed appianare le carte dei fusi. Gli adesivi oggi a disposizione, a differenza da quelli usati nel passato, sono perfettamente compatibili con carta e cartapesta. Nel corso del tempo sono facilmente reversibili. L’intervento si è concluso con un’intonazione neutra delle vaste lacune.
Il basamento ligneo e il circolo meridiano sono stati anch’essi restaurati ai primi del novecento e si presentano in discreto stato di conservazione.

Cronologia

2008

Bibliografia

F. BORIS, M. MATTIOLI, Il Globo terrestre di Vincenzo Coronelli dell'Archivio di Stato di Bologna, In P. MONARI E SARDO A. (a cura di), Restauri in Emilia-Romagna: attività degli Istituti MiBAC nel 2008. Atti del Convegno organizzato Dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna Nell'ambito del XVI Salone del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali (Ferrara, 25-28 marzo 2009), Bologna 2009, pp. 9-21

Mappa

Itinerari collegati

Restauri in Emilia-Romagna: attivitą degli Istituti MiBAC nel 2008
  • Tipo restauri
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Province varie

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